E' STATA BRUTALMENTE SPEZZATA E RIMOSSA LA STELE di AXUM  DISTRUGGENDO IL RICORDO ED INFANGANDO IL SACRIFICIO DEI NOSTRI MILITI IN AFRICA!

foto del 17 -12 -2003 ECCO COSA RIMANE DELLA NOSTRA GLORIOSA STELE!! ...E' SERVITO UN GOVERNO DI CENTRO DESTRA(E CHE DESTRA).. PER RIMANDRLA IN ETIOPIA ... MA COME SI FA???

foto del 18-11-2003 : il secondo pezzo della stele sta per essere staccato

PER MAGGIORI INFO federalelittorio@libero.it

IL DOCUMENTO CHE SEGUE E' UNO DEI POCHI CHE NEL WEB HA PRESO E PRENDERA'LE DIFESE DELLA STELE AXUMITA LEGGETELO PER CAPIRE L'ERRORE CHE L'ITALIA HA COMPIUTO!

6-11-2003

Nessuna forza politica si e' schierata a favore di questo monumento , nessuno decide di manifestare pubblicamente contro la rimozione di questo monumento , solo noi nel nostro piccolo possiamo portare avanti questa disperata battaglia per evitare che la nostra amata Patria venga rapinata . Chi ci governa ha ripudiato il nostro glorioso passato infangando le gesta eroiche dei nostri militi che per crear l'Impero perirono con il viso al sole! Spero che ,se nella sfortunata ipotesi che la stele verrà davvero riportata nel continente nero, al suo posto venga eretto un monumento a ricordo dei militari italiani caduti in Africa.

7-11-2003

OGGI IL TELEGIORNALE DELLE 13 SU RAI UNO HA AFFERMATO '' LA STELE DI AXUM VENNE SPEZZATA BRUTALMENTE DAI SOLDATI ITALIANI PER TRASPORTARLA A ROMA''

NON E' VERO!!! SI TROVAVA GIA' SPEZZATA A TERRA!!!! LEGGETE QUI!

LEGGETE QUESTO DOCUMENTO E DIFFONDETELO !

LA STELE DI AXUM

 

FOTO SCATTATA IL 4/11/2003 ( L'ULTIMO GIORNO CHE LA STELE TRASCORSE INTERA NELL' URBE ETERNA )

Forse eredità di un passato scomodo per i nostri spiritosi governanti, è oggi occultata da orride impalcature sotto le quali alcuni "tecnici" studiano il modo per poterla smontare e riportare ad Axum, in Etiopia.  Forse loro non ricordano un interessante episodio avvenuto alla ripresa dei rapporti diplomatici fra Italia ed Etiopia alla fine degli anni cinquanta. Quando l'Imperatore Haile  Selassie venne in Italia, dopo la guerra, armato di un sano spirito pratico,   

decise di lasciare l'obelisco all'Italia in cambio  della costruzione di un ospedale, che infatti venne realizzato.

IL RESTAURO

Giunto a Roma nel 1937, dopo un complicato trasferimento, l'obelisco venne collocato in pezzi nel piazzale del Circo Massimo.  Dal mese di maggio, e per tutta l'estate, si effettuarono i lavori di restauro.  L'impresa non fu banale, ma la competenza storica e la perizia tecnica dei restauratori italiani assicurarono un ottimo lavoro.

Sulle nuove fondazioni destinate a sostenere un carico di circa 180 tonnellate ( l'obelisco è alto 24 metri) fu ricostruita una base in peperino.  Al di sopra venne ricomposto l'obelisco. I blocchi furono saldati fra loro mediante l'inserimento di tre barre di bronzo di 60 cm di lunghezza e 10 cm di spessore, cementate alle pietre.  Questa tecnica di restauro è di tipo irreversibile, e fu adottata nel convincimento che la collocazione dell'obelisco fosse definitiva. Oggi, chi vuole spostarlo si trova a fare i conti con un problema di difficile soluzione.  Gli studiosi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (questa, ironia della sorte, è una importante istituzione, che il Ministro Berlinguer sta tentando di minare, nata proprio durante il Fascismo) stanno studiando come procedere alla restituzione.  Due sono le possibilità: riportarlo in Etiopia intero o diviso in parti.  Nel primo caso andrebbe in pezzi non appena si provasse ad inclinarlo: per come è stato assemblato, infatti, non sarebbe in grado di reggere a spinte orizzontali.  Dividerlo in tre o quattro pezzi, d'altra parte è assai complicato, perchè segandolo si rischia comunque di danneggiare le pietre.  Il trasporto poi sarebbe pericoloso per l'obelisco e comunque difficile: con una nave fino ad Massaua e poi via terra fino ad Axum, che si trova su di un altopiano a più di 2000 metri di altezza; o con un enorme aereo da trasporto fino ad Asmara e da lì via terra, perchè nel piccolo aeroporto di Axum un aereo simile non potrebbe atterrare.

LA STORIA DEL RECUPERO

Il magnifico obelisco, che, ancora per poco, potremo vedere a Roma fra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla, venne rinvenuto durante la campagna di Etiopia dai militari italiani nel 1936.  Giaceva in terra diviso in cinque parti tra i tukul di Axum; questa era stata la Città Santa di un antica civiltà che, nel III sec. d.C., aveva eretto numerose steli che avevano un significato presumibilmente commemorativo o funerario.Molti altri obelischi furono ritrovati in quella località, tutti a terra tranne uno che in modo surreale ancora svettava dai suoi 23 metri di altezza sulle capanne polverose degli indigeni. Tutt'oggi è l'unico ancora lì, in piedi.  Chissà per quanto, dato che Axum si trova proprio in una regione al confine con l'Eritrea, nazione con la quale l'Etiopia è attualmente in guerra.  Fra marzo e ottobre del 1937  l'obelisco venne trasportato in pezzi, restaurato ed eretto all'inizio del Viale delle Terme di Caracalla, di fronte al Circo Massimo, in una posizione di grande rilievo nella Città Eterna che gli assicurava una buona visibilità persino dall'Arco di Costantino.  Attorno al 28 ottobre di quell'anno venne inaugurato alla presenza del Governatore di Roma con una imponente cerimonia. Oggi individui di modesta levatura morale, e di corta memoria storica, hanno promesso la restituzione dell'obelisco all'Etiopia entro breve tempo. Non lo hanno fatto però come generoso gesto di civiltà e di collaborazione con un paese in difficoltà, ma per poter ancora umiliare il popolo italiano pretendendo che lavi le presunte colpe del suo passato coloniale, dimenticando che in Etiopia, in quegli anni, la presenza italiana ha lasciato la maggior parte delle infrastrutture oggi in uso: strade, ponti, case e ospedali. Riportateglielo questo obelisco ad Axum! Eviteremo così l'ulteriore umiliazione che deriverebbe da una promessa mancata!

...L'obelisco dovrebbe ritornare all'Etiopia con le scuse dell'Italia per l'occupazione passata e in quanto prelevato come bottino di guerra.
Tuttavia la questione non ci risulta cosi' semplice, infatti come ha confermato il Duca Amedeo d'Aosta, il caso risulto' chiuso gia' agli inizi del '69 quando la Farnesina lo invio' alla corte del re Haile' Selassie', il quale di fronte agli enormi costi relativi al trasporto, disse di considerarlo come un suo dono personale agli italiani.
Da altre fonti alternative risulta che la Farnesina addirittura pago' l'equivalente stimato per il trasporto all'Etiopia, la quale al momento di riprendere il monumento, non avendo piu' la somma concessagli, decise di lasciarlo all'Italia come dono della 'rinnovata amicizia.
D'altra parte venne gia' restituita all'Etiopia, qualche anno fa, un'altra opera : Il Leone di Giuda, anch'esso portato in Italia assieme all'obelisco ed esposto per anni presso la stazione Termini. Ci sentiamo in dovere di chiederci, in questa ottica di restituzioni, quanti e quali tesori dovrebbero essere restituiti all'Italia trafugati nel corso delle occupazioni storiche subite.
Con molta probabilita' la quasi totalita' dei musei di mezza Europa si vedrebbero privare delle proprie opere migliori...

tratto da http://www.romaspqr.it/ROMA/Obelischi/Obelisco_di_Axum.htm

...Sgarbi aveva detto di «no». Restituire all'Etiopia l'obelisco di Axum sarebbe «un atto contrario alle leggi di tutela»: il sottosegretario ai Beni culturali ribadisce il suo no, ma sottolinea: «Se poi il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri, che in questo caso coincidono, decidono di fare il contrario, lo facciano. Ma contro la mia volontà». «Gli etiopi - spiega Sgarbi, commentando la presa di posizione del ministro etiopico della Cultura - non danno alcuna garanzia di poter custodire la stele, in un´area in cui fino a qualche mese fa c'era la guerra, esattamente come non rimettono in piedi gli obelischi caduti nel sito di Axum. Nessun soprintendente consentirebbe la restituzione del bene a queste condizioni: ripeto, la mia è una posizione `´sanitaria´´, che mira cioè alla conservazione del bene». In ogni caso, secondo Sgarbi, «si tratta di retorica politica: a Roma l'obelisco di Axum è un monumento alla civiltà etiope. E mi sembra che a Roma ci siano molti più visitatori che ad Axum».

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BENI CULTURALI. RICHIESTA LA RESTITUZIONE DEGLI OBELISCHI EGIZI CHE SI TROVANO A ROMA: "PERCHE' DARE INDIETRO SOLO LA STELE DI AXUM E LA VENERE DI CIRENE?"
Roma, 22 ottobre 2002
Il consigliere regionale di An del Lazio, Fabio Rampelli, chiede, in una mozione presentata al Consiglio regionale, che vengano restituiti all'Egitto i nove obelischi che si trovano a Roma.
"Non capisco - spiega l'esponente di An - per quale motivo si debba procedere alla restituzione a Etiopia e Libia della stele di Axum e della Venere di Cirene, e lasciare invece che l'Egitto resti privo di ben nove suoi obelischi che ornano alcune piazze e siti fra i più belli che ci sono nella Capitale, uno dei quali addirittura a piazza S. Pietro".
"Se la logica che ha guidato la decisione dei governi italiani è quella di compiere questi passi - sottolinea Rampelli - mi pare evidente che sarebbe del tutto parziale e ingiusto che lo Stato egiziano non possa tornare in possesso dei suoi obelischi che, com'è noto, furono portati a Roma da vari imperatori".
"Se rispetto delle altrui tradizioni deve essere - aggiunge il consigliere - che almeno il nostro governo lo applichi fino in fondo: non vorremmo trovarci fra qualche mese, dopo che la stele di Axum e la Venere di Cirene saranno tornate in patria, a dover affrontare le proteste, a quel punto legittime, dell'ambasciatore e egiziano e dei suoi connazionali che vivono a Roma".
"Confermiamo - conclude Rampelli - la necessità di giungere, nella vicenda dei bottini di guerra, ad accordi internazionali che vedano comportamenti omogenei da parte degli Stati attraverso l'introduzione del principio di reciprocità e un chiaro pronunciamento dell'Unione europea sia nei confronti dei rapporti fra i Paesi membri che verso quelli extraeuropei".

tratto dal sito http://www.rampelli.it/

APPROFONDIMENTO 

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PURTROPPO LA NOSTRA STELE E' STATA BRUTALMENTE SPEZZATA  . L'UNICA COSA CHE PRETENDIAMO E' CHE AL SUO POSTO SIA ERETTA UNA LAPIDE , O UN CIPPO IN RICORDO DEI CADUTI ITALIANI IN AFRICA. PER PORTARE AVANTI QUESTA PROPOSTA E PER EVITARE CHE V.VELTRONI CI COSTRUISCA UN PARCHEGGIO(!!) MANDATE UNA E MAIL A urp@beniculturali.it CON SCRITTO '' AL POSTO DELLA STELE DI AXUM ORA VOGLIAMO UN MONUMENTO AI CADUTI D'AFRICA''

E RICORDATE CHE VELTRONI NON E' IL MIO SINDACO!

STELE DI AXUM: TROPPI DUBBI, UNA SOLA CERTEZZA. NON VA RESTITUITA

 questa sensibilizzazione e' promossa da :

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www.FOROITALICO.da.ru

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