NOTTURNO AL FORO MUSSOLINI

Sostituisco il solito raccontino con uno scherzo e cioè, alcuni anni fa andai con mia figlia  a vedere la partita di calcio Italia - Inghilterra allo stadio olimpico (rifatto, ma già operante  ai miei tempi). Era dal 1947 che non andavo più al foro Mussolini, da quando cioè feci e facemmo sit-in e ronde volontarie per non far abbattere l'obelisco al Duce, come voleva la ditta "rossi e C.". Le partite me le vedevo o sentivo in altro modo, fra l'altro andai pure per parecchi anni fuori Roma, e lì non ero più tornato.
Ebbene, ho chiuso gli occhi, mi sono rivisto indietro nel tempo, un mare di tempo prima.   E allora, nell'intervallo della partita, ho buttato giù qualche appunto e a casa ho scritto un modesto sonetto, che vi propongo. Non è nulla di speciale ma apprezzate, se si può, la spontaneità dello scritto:


C'ero anch'io a vedere la partita,
giocavano l'Italia e l'Inghilterra,
ma fra tanta gente a me vicino
mi sono ritrovato ragazzino.

Quanto, quanto, è il tempo ch'è passato,
da quando che entravamo tutti al passo
dentro questo stadio, ove mi trovo,
e nell'altro accanto, il marmorato. (1)

C'e sempre il podio riservato al Duce,
la spianata che accoglieva noi balilla,
le gradinate per i cori e le fanfare,
le statue bianche, forti, ignude, tante.

Sul piazzale davanti "A NOI", "A NOI"
sta scritto in terra cento volte e mille,
i blocchi con le date della storia
parlano di lotte, eventi, gloria,

e l'obelisco svetta su nel cielo,
dicendo, baciato dalla brezza,
che una volta c'era Mussolini
e una vita d'orgoglio e giovinezza.

Addio, o foro dei tempi andati,
è meglio che io non torni, non ti riveda,
o mi si stringe il petto il cuore
e mi assale a fiotti la tristezza.
("il marmorato" = "Stadio dei marmi")
framanc 1996